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 Il Monte Miletto

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Il tetto del Matese.

Il Monte Miletto (anticamente mons militum = monte dei soldati) è la maggiore vetta del Matese (2.050 m s.l.m.). Posto in posizione quasi centrale all'interno del massiccio fa da confine tra Campania e Molise, occupando una vasta area tra le province di Caserta, Isernia e Campobasso. Il punto con maggiore elevazione si trova in provincia di Isernia, nel comune di Roccamandolfi. Il blocco principale si presenta come un enorme cono con base larga e vertice smussato circondato da diverse anticime: tra queste Colle Tamburo (1.982 m) ad Ovest, il Monte Croce Matese (1.957 m) a Nord e il Colle del Monaco (1.650 m) a Sud-Est. Sul  versante campano il Miletto  presenta un'alternanza di creste dal profilo arrotondato e forre (Rava Matese, le Tornore, Varo della Cannella) intervallate da  ampi campi carsici (Serra Campo dell'Acero, Campo del Puledro, Campo dell'Arco, Valle dell'Esule). Decisamente più ripido il versante molisano caratterizzato spesso da aspre pareti verticali dovute alla presenza di quattro grandi circhi di origine glaciale (l'Anfiteatro o Conca Grande, il Circo San Nicola, la Valle del Fondacone ed il Folubrico).

Lo spettacolo dell'alba.

Una caratteristica del Miletto è la sua posizione, unica nell'Appennino, quasi centrale tra il versante adriatico e quello tirrenico (da cui dista rispettivamente 76 e 54 km), caratteristica che rende il panorama che si gode dalla cima uno spettacolo naturale di rara bellezza. Non è un caso che l'ascesa alla maggiore vetta del Matese (in particolare quella in notturna per scorgere lo spettacolo del sole che sorge dall'Adriatico), oggi un vero classico dell'escursionismo matesino, abbia affascinato fin dall'800 appassionati della montagna, studiosi e uomini di cultura che in diverse occasioni ci hanno lasciato scritti e resoconti di quella impresa:

- Una delle descrizioni più suggestive dell'alba vista dal Monte Miletto ci viene dal botanico Nicola Terracciano che nella sua “Relazione intorno alle peregrinazioni botaniche fatte per disposizione della Deputazione Provinciale di Terra di Lavoro”, pubblicata nel 1872, così descrive la sua esperienza: 

"Non starò a dire che la temperatura vi era bassissima ed un freddo intenso, come se fosse stato inverno, mi costringeva a stare ravvolto in ampio mantello, aspettando così il giorno per mettermi all’opera. Qualcuno al certo mi domanderà, a che ascendere di notte Monte Miletto, per patire il freddo, ed esporsi a pericoli di mille guise su di una altissima montagna? A questo qualcuno risponderò, per ammirare uno degli spettacoli più magnifici della natura. La levata del Sole! Mentre l’alba spuntava in oriente, e ad essa seguiva l’aurora, l’occhio mio era sempre fisso sulle lontane acque dell’Adriatico, da cui finalmente, come per incanto, vidi sorgere un globo infocato, che maestosamente si levava sull’orizzonte. La sensazione che provai a vista di tale spettacolo, vinse la mia mente; né la penna mia si presta a descriverlo, sicché la descrizione di esso, che al certo meglio di qualunque altro disvela la grandezza della Creazione, la lascio ad altro, di me più perito e di più fervida immaginazione. Fatto giorno, il panorama che si affacciò alla vista era stupendo ed interminato. A Sud tutto il tratto di terra che dall’osservatore va al mar Tirreno; a Nord immediatamente giù quel di Molise , ed in lontananza gli Abruzzi con la Maiella e quasi a perdita di vista le vette del Gran Sasso; ad Ovest parte della Terra di Lavoro con la Provincia di Roma; e ad Est finalmente la vista si spingeva sino alle Puglie, e quindi all’Adriatico ed a M. Gargano. Dopo di aver per alquanto tempo vagato con gli sguardi per quel panorama, ed esclamato involontariamente che M. Miletto sia la più stupenda vetta dei nostri appennini mi posi tosto a ricercare su di essa le piante che vi nascono naturalmente.”

- Nei giorni dall'8 al12 luglio 1873 la sezione del CAI di Napoli effettuò una spedizione sul Matese, 12 dei partecipanti decisero di raggiungere in notturna la cima del Miletto nella notte tra l'11 e il 12. Tra questi vi era il botanico Antonio Jatta (1852 - 1912) che in quell'occasione si dedicò allo studio della flora del Matese raccogliendo numerose specie di piante. Di quella ascesa ci resta un resoconto di Giuseppe Narici il quale realizzò degli schizzi del panorama e così descrive lo spuntare del sole:

"Giunti sulla cima alle 3 antimeridiane ci toccò aspettare che il sole si fosse degnato levarsi, e intanto rannicchiati tutti presso la torretta topografica guardavamo la luna che si specchiava nel lago di Patria, che pareva fosse ai nostri piedi. Dopo un'ora circa passata in lieto chiaccherìo le stelle lentamente scomparvero e fecero posto all'aurora, una delle più belle che io mai abbia visto, e finalmente alle 4:25 apparve in tutta la splendidezza del suo ammanto di porpora il sole. Descrivere è impossibile, bisogna vederli certi fenomeni per comprenderne la grandezza e la magnificenza, chi ha dei gusti così sublimi salga dunque il Matese e non ne sarà al certo scontento".

- Il 27 gennaio 1882 la vetta fu conquistata per la prima volta nella stagione invernale da una comitiva composta dal politico, naturalista ed alpinista Beniamino Caso, da Alessandro Del Giudice, dal conte Antonio Gaetani e da Giuseppe De Lellis, pastore esperto conoscitore dei luoghi. Beniamino Caso, nativo di San Gregorio d'Alife (oggi San Gregorio Matese), fu tra l'altro vice presidente generale del Club Alpino Italiano ed uno dei primi a far conoscere l'alpinismo nelle regioni meridionali. Al tempo la conquista del Miletto in inverno era ritenuta un'impresa impossibile, egli infatti in un resoconto scrive:

 

"Il mio divisamento di salire al M.te Miletto in questa stagione fu considerato dai miei concittadini come folle e pericolosa impresa. Da tempi assai remoti, quando i nostri buoni antenati camminavano cum pondere et mensura, e viaggiavano a basse pressioni M.te Miletto fu creduto un alpe formidabile non accessibile nell’inverno…il Miletto, Giove immane dei nostri monti, per soli due mesi dell’anno, Luglio ed Agosto, accordava a noi poveri mortali l’onore di essere visitato, e respingeva inesorabilmente a furia di nevi e di procelle l’uomo audace che tentasse di venirlo a riverire nei tempi proibiti. Les Dieux s’en vont; ed io anche a costo di turbare i sonni tranquilli delle sante anime di Ludovico Paterno e di Gianfrancesco Trutta narrerò che ai 27 Gennaio ultimo misi senza stenti e pericoli il piede sulla temuta vetta.”
 

Schizzi del panorama visto dalla cima di monte Miletto realizzati da alcuni dei partecipanti alla spedizione organizzata dalla sezione del Club Alpino Italiano di Napoli nel 1873. In quell'occasione con gli strumenti dell'epoca l'altezza del monte venne misurata attribuendo al Miletto un'elevazione massima di 1.964 m (anziché 2.050).

Cliccare sulle immagini per ingrandirle. (Fonte: Bollettino del Club Alpino Italiano Vol. IX n.24)

Sopra: due rare immagini del Miletto negli anni '20, scattate in occasione dei lavori della costruzione della centrale idroelettrica sul lago Matese (Fonte: archivio ENEL); sotto: il Miletto in una carta del 1827 (Fonte: archivio di Stato di Caserta)

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“Monte Miletto si erge qual monte altissimo, su degli altri all’azzurro del Cielo. Dall'Esule guardata quella vetta è imponente ed il viaggiatore prova a vista di essa una tale impressione che non saprei con parole esternarla, tanto più che l’ora in cui mi posi a guardarla, sola si mostrava bellamente indorata dai raggi del sole cadente, mentre tutto il restante del monte era involto nell’ombra”.

- Nicola Terracciano (1837-1921).

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Italohippus albicornis (La Greca, 1948)

Nell'area sommitale del Miletto è possibile osservare questo raro ortottero che vive esclusivamente sulle cime più alte del Matese. Per l'areale di diffusione estremamente limitato questa specie è inclusa nella lista rossa IUCN nella categoria EN (endangered, in pericolo di estinzione).

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Alcune delle specie più rappresentative della flora del monte Miletto.

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Il piviere tortolino
(
Charadrius morinellus Linnaeus, 1758)

Verso la fine dell'estate sul monte Miletto è possibile osservare uno dei più rari uccelli nidificanti d'Italia, il piviere tortolino che utilizza le maggiori cime dell'Appennino come tappe intermedie durante il viaggio, lungo svariate migliaia di km, che compie per spostarsi dai siti di riproduzione del Nord Europa a quelli di svernamento dell' Africa settentrionale e centrale e del Medio Oriente.

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I sentieri

La principale vetta del Matese è da sempre una delle mete più impegnative ed ambite  dagli escursionisti. Su entrambi i versanti sono diversi i sentieri che conducono alla cima, tutti adatti ad escursionisti con un minimo di esperienza ed allenamento alla camminata. La segnaletica è presente ma talvolta poco visibile pertanto, per i meno esperti, è sempre consigliabile farsi accompagnare da guide o da escursionisti del luogo. Le distanze si intendono totali e comprendono andata e ritorno.

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13D

dal Lago Matese - Chiesetta di S. Michele (12 km)

Dalla chiesetta di S. Michele, posta sulla sponda settentrionale del lago Matese, si procede per la Valle S. Massimo fino alla Valle dell'Esule. Questo primo tratto ricalca il Sentiero Italia ma giunti al crocevia di Colle del Monaco si svolta a sinistra. Da qui il sentiero prosegue costeggiando dall'alto il Campo dell'Arco quasi in linea retta fino a Forca di Cane e da qui, con diversi tornanti, fino alla vetta.

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 8C

dalla Serra Sbregavitelli (9,82 km)

Lasciate le auto presso il dosso di Serra Sbregavitelli, il primo tratto del percorso si svolge su una ampia e agevole sterrata che ha inizio nei pressi del cartellone del Parco Regionale. Dopo tre tornanti si giunge ad una radura dove lasciata la sterrata si imbocca il sentiero sulla destra (attenzione alla segnaletica poco evidente) che conduce alla località "Pezza Stella" e quindi a Serra Campo dell'Acero. Da qui, il sentiero procede costeggiando il margine sinistro del campo e, superato un tratto piuttosto ripido, svolta a destra e proseguendo quasi in linea retta incrocia il sentiero 13D poco sotto Forca di Cane che conduce alla vetta.

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150

da Campitello Matese  per la Grotta delle Ciaole (7,3 km).

Dal parcheggio di Campitello si imbocca la sterrata che costeggia la pinetina svoltando a destra per raggiungere il traliccio della sciovia San Nicola. Da qui il sentiero attraversa la faggeta fino al Circo San Nicola (dove è possibile visitare la Grotta delle Ciàole). Costeggiando il circo glaciale il percorso prosegue di nuovo in faggeta per poi uscirne divenendo più ripido fino ad incontrare uno stazzo con recinti e piccole strutture in pietra. Da qui le pendenze aumentano decisamente e si procede lungo il sentiero (150b) che seguendo i tralicci dismessi conduce al casotto (ponte radio) dei vigili del fuoco e  da qui fino alla vetta.

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da Campitello Matese per il Colle del Caprio (5,98 km)

E' la via più breve per raggiungere la vetta. Il primo tratto (non segnato) del percorso segue i tralicci della seggiovia del Caprio. Giunti al rifugio si procede sulla destra seguendo la segnaletica lungo la cresta fino alla cima.

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da Campitello Matese per Capo d'Acqua (12,1 km)

Da Campitello Matese si segue il tratto del Sentiero Italia (150) che passando per le sorgenti di Capo D'acqua conduce, attraversando il Guado delle Ortiche al crocevia di Colle del Monaco e all'affaccio sul Campo dell'Arco. Da qui ci si immette sul sentiero 13D che conduce alla vetta. 

Versante occidentale 

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Versante orientale 

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